ibrahimovic

 

C'è qualcosa che non torna

 

Due campioni, due modi molto diversi di stare dentro una squadra

 

Io penso che un grande campione non si veda solo dai gol. Si vede anche da come si comporta con la squadra. Per me questo è molto importante. Perché puoi essere fortissimo, puoi vincere tantissimo, ma se pensi sempre e solo a te stesso diventa difficile aiutare davvero i tuoi compagni. Quando penso a questa cosa, mi viene subito in mente Zlatan Ibrahimovic.

 

Negli ultimi anni al Milan, Ibra non stava più bene come prima. Il fisico gli dava problemi. Aveva dolore. Sapeva di non poter giocare tutte le partite. Eppure ha continuato ad aiutare la squadra. Nella stagione 2021-2022, quella dello scudetto, non ha mai fatto finta di essere quello di tanti anni prima. Ha accettato i suoi limiti. Non ha preteso di essere sempre titolare. Quando poteva giocare, dava tutto. Quando non poteva, restava vicino ai compagni. Li aiutava. Parlava con loro. Li caricava prima delle partite. Cercava di dare forza alla squadra anche senza stare sempre in campo. Secondo me è stato importante anche per questo.

 

Poi penso a quello che è successo con Cristiano Ronaldo e il Portogallo. Nella serata di ieri, secondo quanto raccontato dai media portoghesi e spagnoli, Ronaldo ha lasciato la nazionale dopo le parole di Jorge Jesus. Il commissario tecnico aveva detto che Cristiano non avrebbe giocato la partita di Nations League contro la Danimarca. Io non conosco tutti i dettagli della vicenda. Per questo non voglio dire cose che non so. Però questa storia mi fa pensare alla differenza tra due grandi campioni.

 

Cristiano Ronaldo è un fenomeno. Ha segnato tantissimi gol e ha vinto tantissimo. La sua carriera è incredibile. Ma secondo me c'è una cosa che lo divide da Ibrahimovic. Ronaldo ha sempre voluto essere al centro. Ibra, invece, negli ultimi anni al Milan ha capito che poteva aiutare anche senza giocare sempre. E per me questa è una grande qualità.

 

Durante lo scudetto del 2021-2022, Ibra non è stato importante solo per quello che faceva in campo. È stato importante anche fuori. Parlava con i compagni. Li motivava. Li aiutava nei momenti difficili. Faceva sentire il gruppo più forte. E io penso che questa sia la vera leadership. Un leader non deve per forza essere sempre quello che segna. Non deve per forza giocare sempre dall'inizio. A volte deve semplicemente aiutare gli altri.

 

Ibrahimovic lo ha fatto al Milan. Ha capito che, anche con poco tempo in campo, poteva ancora dare tanto alla squadra. Per me questa è una lezione bellissima. Perché un campione può diventare ancora più importante quando smette di pensare soltanto a sé stesso e comincia a pensare anche agli altri.


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