TPO mascherata? Juve e Raiola nel mirino FIFA
La FIFA ha aperto una procedura sull'affare Pogba e sulla "commisiione" incassata da Raiola un anno fa. Di cosa parliamo? Cosa rischia la Juve? Proviamo a spiegarlo...
Third party ownership. Ovvero le più note TPO, che stanno inguaiando la Juventus per il caso Pogba, sul quale la Fifa ha aperto un fascicolo di indagine. Ma cosa sono? Si tratta di fondi di investimento privati, tendenzialmente con sedi in paradisi fiscali, che di fatto speculano sui cartellini dei giocatori. O meglio, cosi’ nascevano.
Il caso che fece più rumore fu quello di Neymar, ufficialmente passato dal Santos al Barcellona nel 2014 per 57 milioni euro. In realtà è stato appurato che i blaugrana pagarono attorno ai 100 milioni. C’era infatti da tener conto del 45% del cartellino del giocatore, posseduto dal fondo DIS.
Come non ricordare e citare poi l’operazione Mascherano-Tevez, passati nel 2006 dal del Corinthians al West Ham sotto l’abile regia del potente procuratore Kia Joorabchian, cooproprietario allora del fondo d’investimenti Media Sports Investments, attraverso il quale portò avanti tutta l’operazione.
L’evoluzione fu il celebre fondo Doyen Sports Investments, che di fatto finanziò l’Atletico Madrid nel 2012 apportando molti giocatori, tra i quali spiccava Falcao. Tassi elevatissimi e soldi in tasca quasi interamente a Doyen al momento del passaggio del colombiano al Moncao per 60 milioni di euro. Prima la Uefa di Platini e poi la FIFA, hanno cercato di porre un limite a tutto ciò.
La FIFA ha quindi espressamente vietato che il cartellino di un giocatore possa essere posseduto da una terza parte che non sia il club o il giocatore medesimo. Un procuratore sportivo, agente, genitore, fondo d’investimento non può quindi, sulla carta, disporre di alcuna percentuale del cartellino di un giocatore. Una norma che molto spesso è stata aggirata sostituendo questa quota con una percentuale sulla rivendita futura del giocatore.
Ed è proprio in questo scenario che si inserisce la querelle legata al caso Raiola-Juventus-Pogba-United. Dell’operazione da oltre 100 milioni di euro, sborsati dal Manchester di Mourinho un anno fa per Pogba, Mino Raiola, al centro delle cronache odierne per il caso Donnarumma, si è garantito un introito, tra certo e potenziale, che si aggira quasi sui 50 milioni.
Cosi’ ripartiti.
27 sarebbero finiti nelle tasche del procuratore a seguito di una scrittura privata tra la società posseduta da Raiola, la Topscore Sports Limited, e la Juventus.
Altri 20 dovranno essere invece essere corrisposti dal Manchester United da qui al 2020 per l’operazione. Infine c’è il compenso dello stesso giocatore al proprio agente, che si aggira sui 2 milioni di euro.
La FIFA ha quindi alzato le antenne. La puzza di una TPO abilmente mascherata, ma per nulla celata, si è sentita ovunque. E ora la massima federazione mondiale vuole vederci chiaro. Sono di ieri le dichiarazioni di un membro del direttivo FIFA : "Possiamo confermare che è stata aperta una procedura disciplinare contro la Juventus". Nessun problema invece per lo United. Siamo solo all’inizio di un lungo procedimento.
Ma cosa rischia il club bianconero ? Dipende dalle sfumature e dalla gravità di quanto accerterà la commissione FIFA. Da una semplice pena pecuniaria, fino ad arrivare alla sospensione del calciomercato per uno o addirittura più sessioni.
Siamo solo all’inizio di un procedimento che potrebbe durare a lungo e che riempirà probabilmente l’estate pallonara italiana. Fino ad ora, l’unica cosa che si è riempita è il conto in banca di Mino Raiola…















