
El Pipitazo
Higuain isterico. Sbaglia il rigore e si fa cacciare da un Mazzoleni fiscale a senso unico. Grava su di lui (e su Donnarumma...) la sconfitta di un Milan comunque positivo contro la miglior squadra d'Europa
Il Milan e Gattuso sono stati traditi dal proprio miglior giocatore. Una serata che poteva essere differente, finita invece nel peggiore dei modi. E le colpe, spiace dirlo, sono tutte del Pipita. Qualsiasi cosa è andata storta. Approccio alla gara negativo, quasi nessun pallone ben giocato. Poi il rigore, in qualche modo procurato. Le gerarchie erano chiare: batte Kessiè. Ma Higuain sentiva troppo la partita. La sentiva da una settimana. Da quel colpetto subito a Udine che si è trasformato in una cosa "seria" per non rischiare di saltare la sfida contro l'odiata ex. Purtroppo, per lui e per il Milan, è andata come è andata.
La gara, almeno per l'argentino, è finita li. Tutto ciò che poi è accaduto nel finale ne è stato solo una conseguenza. Ci ha messo del suo il fiscalissimo Mazzoleni (meno fiscale quando era il momento di ammonire per la seconda volta Benatia...), che per inciso, senza Var, non avrebbe dato un rigore macroscopico ai rossoneri. Ma Higuain ha perso letteralmente la brocca, come si suol dire.
Un atteggiamento sbagliatissimo, che non ha condizionato la gara in se, ma l'immagine del Pipita stesso oltre che il Milan nella prossima gara. La delicatissima sfida all'Olimpico con la Lazio. Gara, quella, molto ma molto più importante del seppur affascinante Milan-Juventus.
L'argentino è però questo. Strepitoso giocatore, ma umorale e perennemente sul filo dei nervi. Si ricorderanno a Napoli dei rigori sbagliati dal Pipita. Cosi' come le reazioni folli contro gli arbitri. Ad Udine, ad esempio, mise le mani addosso ad Irrati, costando la lotta scudetto al Napoli di Sarri.
Higuain ora ha chiesto scusa. Al gruppo, ai tifosi, all'allenatore e alla società. Ma adesso ha molto da farsi perdonare, sul campo. Con la speranza che la mano del giudice sportivo sia clemente.
Virando invece sulla gara, il Milan ha messo in mostra un buon atteggiamento globale. Nessun bus davanti alla propria porta, ma sempre la volontà di giocarla. Non alla pari, perchè contro questa Juventus nessuno, in Italia e forse in Europa, può. Ma la squadra di Gattuso, con tutti i problemi di infortuni che ha, ha tenuto botta e retto per quasi tutta la gara. E gliene va dato atto.
Tra i migliori spiccano i due centrocampisti centrali. Per la precisione, Bakayoko è risultato essere il migliore in campo, e Kessiè subito dietro. Manca un regista, e lo si vede. Ma i due formano comunque una coppia ben assortita e affiatata. Finchè non tornerà Biglia e finchè Calhanoglu non tornerà ad essere il vero Calhanoglu, Gattuso può accontentarsi dell'ex Chelsea e dell'ex Atalanta.
Bene, globalmente, anche la linea di difesa, con Zapata e Romagnoli meglio dei due terzini. Il Milan ha sofferto il giusto e concesso relativamente poco, contro quella che forse è la squadra più forte d'Europa.
I tasti dolenti arrivano dalla porta e dalla fase offensiva. Decisivi, in negativo, sia Donnarumma, che ormai ha totalmente scordato cosa voglia dire fare un'uscita, e Higuain, come ampiamente detto in avvio. Male anche Suso, totalmente isolato e tenuto a bada da Alex Sandro e dal costante raddoppio di Matuidi.
Voglioso ma impreciso Castillejo, quasi nullo, per evidenti motivi, Calhanoglu. Anche gli ingressi non aiutano Gattuso. Sopratutto Laxalt, che è risultato decisivo nell'errore che ha portato la Juventus sul 2-0 con "assist" per Cancelo che ha favorito poi il tap-in di Cristiano Ronaldo.
Un Milan che, comunque, non si perde d'animo. Gattuso sa che a Roma sarà decisiva e ci sarà da battagliare. La sosta aiuterà a ritrovare le forze, meno a recuperare giocatori, dato che il solo Calabria probabilmente tornerà in pianta stabile e Calhanoglu probabilmente smaltirà il problema al piede. Resteranno invece le sicure assenze di Strinic, Musacchio, Caldara, Biglia e Bonaventura. E con la squadra di Inzaghi mancherà anche, ovviamente, il Pipita Higuain.















