
Gli ultimi saranno i primi
E' difficile, molto difficile stendere e completare questo articolo. Confesso, avrei voluto scrivere d'altro
E' difficile, molto difficile per me e per la prima volta indirizzare queste righe a chi non potrà mai leggerle. Sono ore senza leggerezza , prive di quel sano desiderio di vincere nella vita che da benzina. Confesso, avrei voluto scrivere d'altro.
Della profumata scoperta che ho fatto nelle dolci colline delle Langhe, che per qualche ora mi hanno dato il senso di un paesaggio impregnano di odori e di sapori senza fine. Profili sconosciuti, che hanno sfasciato i vuoti sensi di successo di una vita debole, da bar, da aperitivo fra sconosciuti, da emozioni nebbiose. Come quelle colline del Barbera, del Barbaresco, del Nebbiolo.. con la differenza che quei paesaggi brumati nascondono pace e bellezza. Qui, ogni giorno, povertà di sensi e pochissimo amore per il vero. Per il compagno di banco. Come pestare l'uva e vedere uscire acqua.
Confesso, avrei voluto scatenare il peggio di me contro le putride proprietà della chiesa (lettera minuscola) che vive appoggiata sui nostri mari, i nostri monti,le nostre città.. soprattutto sulle nostre miserie, facendo soldi sulle nostre paure. Avevo già pronte le parobole che invitavano alla povertà come unico patrimonio. Volevo dirvi di me, nei collegi di un seminario che già raccontava cose spoche, di menti e corpi, mezzo secolo fa.Invece tocca leggere all'alba di un giorno di disastri alluvionali, di ripicche dell'Europa contro un'Italia che prova a spender soldi per i poveracci... leggo che ci vuole una miserabile commissione europea a stabilire che da 20 anni la chiesa (lettera minuscola) non paga l'Ici. E che se pagassero quello che è dovuto avremmo soldi per noi, per le nostre case, per i vecchi che in nome dello spread marciscono nei posti di lavoro.
Maledetti uomini .. maledette donne che vi siete appropriate della nostra fede e del nostro amore per gli altri per arricchirvi, rubando alle persone per bene. Dio vi maledica. Ma nemmeno voi, demoni travestiti da suore e preti, animali senza scrupoli adibiti a rubare sentimenti e corpi a bimbi e bimbe.. maledetti, nemmeno voi mi porterete via dalle prossime righe. Dedicate a chi non può leggerle.
La fine dell'estate in campagna è sempre un rito che si porta dietro ombre velenose. I terreni intorno hanno seppellito da un pò il verde delle erbe, il giallo del grano, soprattutto l'azzurro favoloso come solo i cieli di primavera nella nostra Padania. Tutto prepara l'autunno, anche se quest'anno, questo ingiusto anno, non vuole fare basta all'estate. Rimane la sporca umidità e non arriva nemmeno il caldo profumo dell'autunno. Ma ugualmente la casa dove vivo e simulo un lavoro , che sempre chiama tristezza e veli scuri, richiama a sè anche vite che si esauriscono. Arriva in una giornata di queste un uomo dal portamento regale, secco anche troppo, viso scavato ma andatura garibaldina. Lo vedo lontano , sento parole anche allegre, accento marcato e, confesso, a me sgradito, di un lembo modenese mai troppo amato. Una valigia semplice , abiti semplici ma con qualche cura inaspettata, un fare stranamente regale. L'aria è di un cinquantenne abbondante, ma potrebbe essere tutto. Nome e cognome non possono forare queste righe, allora uso uno nomignolo, "Gino", quello che avrei scoperto essere quello dei suoi amici, quello di un gurppo di amici, di un luogo speciale. Scopriremo.
Gino vive le sue cose, belle, brutte, sporche, eccitanti nella città di Modena. Gino all'improvviso si gira.. Mi guarda. Cazzo, dietro quel corpo provatissimo, vengo fulminato da 2 occhi vivaci, attenti, intelligenti. Perfino allegri, che li, in una tana che sa più di morte che di vita, è tanta roba. "Ciao , benvenuto.. di dove sei ?" chiedo. E lui :"Modena.. grazie... urca.. ma cos'è quella maglietta ?". Maglia bianca, stemmetta della Spal sulla mia divisa da operaio. Parte un profumo comune, una specie di simbiosi fra sconosciuti. Quasi paura in me. "Eh si Gino, sono abbonato alla Spal.. perchè ?". Lui non risponde e sussurra... "Settore ? ". Risposta facile: "Curva". Si illumina Gino, sembra quasi essere arrivata a casa. E mentre raccoglie i suoi stracci, con orgoglio senza limiti.."Sono un ultras del Modena.. ho girato l'Italia con le Brigate Gialloblù, ho lottato e mi sono azzuffato in tutti i posti. Rispetto chi mi rispetta..." . E poi mi fulmina con quegli occhi che non sembrano nemmeno del suo corpo."Senti , cuoco.. Marzo 1973 Modena - Spal.. ottomila ferraresi invadono Modena per festeggiare la serie B della Spal.. uno spettacolo". Cè solo nei suoi occhi , ancora nei suoi occhi l'idea di un uomo sincero, che ama la battaglia sportiva. la piazza, la curva. Che sa amare gli altri quando gli altri amano lui e la sua passione senza limiti. Si gira e va verso la sua camera. Sembra contento. Temo , e come sempre ne traggo paura, di esserlo anch'io.
Il percorso fatto insieme nei 2 mesi successivi non conta. Colazioni, risate, ricordsi, educatori che mi insegnano che non cè da fidarsi, sofferenze crescenti in lui.Nel corpo, mai negli occhi. Poi Gino non si arrende.Ha visto il Paolo Mazza di Ferrara in foto.Nuovo. Vede la Curva Ovest in festa (sempre meno.. cazzo) Sussurra ancora che lo vuole vedere. Glielo prometto. So già che non sarà così. Ha amici che lo cercano a Modena, casa sua ancora per un pò. Strano, in questo mondo selvaggio di malattie non rispettate le amicizie non sono previste. Gino invece vuole dirci che non è così. Passano i giorni. Si sta peggio. Qualche giornale per vedere che il Modena , finito fra le lacrime in serie D, vince ed è in testa al campionato. Sembra sapere che quando festeggeranno la promozione, lui non sarà sul prato del Braglia.Se il Modena vince, Gino sta perdendo la sua battaglia. Perchè alcune guerre non si possono vincere. Anche se sei un guerriero,non cè "Gooollll a tempo scaduto".Anch se sei Attila dagli occhi furbi e vivi, perdi maledizione. Scappa via in un giorno anonimo dalla casa mai sua di una campagna bolognese mai sua. Torna nella sua Modena, pare si trascini, fra letti di ospedale e di comunità che non saranno mai case d'amore.
Perchè la sua casa è la strada, è lo stadio, è la curva.Aggrappato alla vita come lo hanno descritto aggrappato alla maglia gialloblù dei suoi canarini, abbandona il campo in una nebbiosa giornata di inizio novembre. Con il Modena in testa alla classifica e sopratto con un mondo intorno, di centinaia di amici, di innamorati della vita, dell'entusiasmo e di tutto quello che è condivisione.
Vola in cielo accompagnato da un lungo striscione, prova d'amore che chi non frequenta le curve non può capire. Prova di amicizia vera ed immensa , dimostrazione che cè spazio per amare anche fra gli ultimi. Soprattutto fra gli ultimi. Ma non ditelo in giro, ci rimarrebbero male i perbenisti d'accatto, con la cravatta intonata alla camicia.Chi non capisce cosa è la curva di uno stadio segnala che quei 200.. 300 compagni di vita con lo striscione .."Grazie Gino ... fai gol in cielo per il Modena" , sono solo dei tossici. Visione povera di un mondo poverissimo.Questa è la lurida educazione che insegniamo .Pochi chilometri più in là intanto muore un uomo, 50 anni o giù di li. Nessuno intorno, niente. Neanche i parenti. Amici quasi zero.
Era una persona normale, le chiamano così quelli bravi ed intelligenti dietro la cattedra. Nessuno a salutarlo,la prova che vestirsi bene e rispettare i Dieci Comandamenti nella vita , non è tutto. Anzi. Gino , intorno un mondo pieno. Anche di mille errori ma pieno. Alla faccia di quelli che pensano che le curve e gli ultras siano pieni si sola merda. Alla faccia di troppe persone per bene che dovrebbero cominciare a prendere lezioni dai questi guerriglieri . Che tanto vita profumata hanno dentro ed intorno.Anche quando se ne vanno.
Grazie Gino. Io già lo sapevo cosa cè in certi posti e sui gradoni delle nostre Curve. Ma tu me lo hai marchiato sulla pelle. Ed ora sto meglio.Ci credo, gli ultimi saranno i primi. "Che la terra ti sia lieve".















