
Una storia italiana
Essere più forti di tutto
Per un attimo concentriamoci sulla vicenda arbitropoli. Una vicenda che non fa altro che dare conferma del mio pensiero: senza il sistema alle spalle dell’Inter, loro non vincerebbero manco il torneo di burraco. Non che il calcio sia un ambiente pulito, ma c’è chi è più sporco e chi meno.
Berlusconi era potente, imprenditore emergente prima, uomo di sport in successione e politico dopo. Ma in ogni ambito in cui si è confrontato, ha trovato sempre chi gli faceva da opposizione. Nella politica, con la frazione di sinistra; nel calcio, con l’Uefa che lo vedeva come un rivoluzionario sconveniente e fece di tutto per far fuori i suoi primissimi Milan europei (con scarso successo); e nell’imprenditoria, con la concorrenza che era ovvia per chi investe in determinati business.
Quindi a tanto potere, Berlusconi lottava con chi era dal lato opposto. Oggi Marotta indubbiamente non ha il potere di Berlusconi, ma non ha minimamente un’opposizione credibile. Ha uomini ovunque. Ex dirigenti a gestire calendari, il capo del Senato a fare pressioni esterne e super tifoso, un PM interista che indaga l’Inter (un po’ come se io dovessi indagare sul Milan), giornalisti succubi che preparano domande ad hoc e titoloni di giornali a piacimento del buon Marotta.
Uomini in Figc che mettono pressione per far iscrivere il club nerazzurro con oltre 800 milioni di debiti (che si sono dimezzati a 400 nonostante i successi‑farsa italici), uomini in sala VAR che fanno finta di non vedere. Un qualcosa di abominevole dove solo i miracoli di Milan e Napoli, e una ragnatela non completa ancora, hanno levato alla truppa bassotti sei scudetti di fila.
In tutto questo, il caso era per essere praticamente archiviato, come se una maxi inchiesta si concludesse con una pacca e un bel “abbiamo solo scherzato, era giusto per perdere tempo”. Però un’ultima intercettazione potrebbe cambiare, di poco, qualcosa. Una dove un responsabile degli arbitri dice chiaro e tondo che l’Inter sta rompendo le scatole perché non vuole quell’arbitro.
Morale della favola: magicamente potrebbero prendere 1‑2 punti di penalizzazione. Una pacca sulla spalla, una “seghetta” per dire “guardate, li abbiamo puniti anche a loro. Il sistema non esiste”. Scordandoci come in Italia la legge NON è uguale per tutti.
Nel 2006, il Milan si prese la bellezza di 30 punti di penalizzazione per la stagione 2005‑06 e ulteriori 8 punti nella stagione 2006‑07 perché un dirigente (neanche a tempo pieno), Meani, in una telefonata si lamentò per un guardalinee scelto per il Milan che poco tempo prima aveva combinato disastri contro il club rossonero, chiedendone un altro più bravo. Non si può interferire con l’operato degli arbitri e di chi li gestisce, benissimo.
Vent’anni dopo, mille casi eclatanti pro Inter, debiti incontrollati, intercettazioni gelosamente custodite da un PM interista, un caso simile ma decisamente più grave potrebbe essere sistemato con un nulla di fatto, con un’unica alternativa quale “pena massima 2 punti”. Qualcosa di veramente ridicolo. Una classica storia italiana, dove un club che gestisce politica, opinione pubblica e Figc può permettersi di fare ciò che vuole. Senza che nessuno dica mezza parola contro, perché si hanno gli uomini giusti ai posti giusti.
Finirà come sempre, o al massimo come Calciopoli. Dove l’illecito commesso da Moratti andò in prescrizione, perché scoperto troppo tardi per la legge italiana. O come i magici caffè di Herrera, se vogliamo andare molto indietro.
In tutto questo schifo all’italiana, Marotta dimostra come superato il confine conti meno di zero. Un paio di finali più casuali che meritate. Nel mezzo di cinque eliminazioni tra gironi e ottavi di Champions contro squadre non propriamente top.
Come diceva il buon Berlusconi, bisogna essere più forti dell’invidia, più forti di tutto. Questo Milan, che sta cercando di tornare vincente tra acquisti esosi, giovani dal futuro scintillante e sogni proibiti (accendiamo un cero per Foden, una mission impossible), ma anche tra le solite difficoltà di chi inizia un nuovo corso, dovrà essere più forte di un sistema assurdo e sporco dove solo un miracolo può cambiare la situazione.
D’altronde per far finta di nulla, o si è interisti o si è ignoranti. Ma il Milan prima o poi tornerà e sgominerà un sistema che ha stancato, che mostra i suoi veri valori fuori confine. Potranno vincere tutti gli scudetti rubati di questo mondo, ma a livello internazionale rimarranno sempre quelli che hanno la metà dei titoli internazionali del Milan e che manco tra 200 anni lo raggiungeranno.
Una storia estiva italiana, una classica. Forza Milan, ora e per sempre.






