
Un sacrificio necessario
Pochi margini per una permanenza di Donnarumma in rossonero
Per la seconda volta consecutiva, a tre anni di distanza dall'estate 2017, il Milan arriva all'estate con Gigio Donnarumma che si ritrova il contratto in scadenza entro 12 mesi.
Non è certamente una posizione dominante, nè di forza e fotografa meglio di qualsiasi altra istantanea il particolare momento storico che il club rossonero sta vivendo da ormai qualche stagione.
Il Milan infatti non si qualifica per la Champions League dall'estate del 2013, non vince un campionato addirittura dal 2011 e in questi anni ha visto alternare progetti, investimenti e proprietà senza ottenere i risultati sperati.
In tutto ciò arrivare all'estate con Donnarumma in eutanasia contrattuale non è di certo il migliore dei modi per iniziare un nuovo progetto come, invece, parrebbe nelle intenzioni della proprietà.
Appare evidente come, qualsiasi sia la determinazione societaria in riferimento alla posizione del suo portiere, i soli 12 mesi di contratto tolgano al Milan una buona dose forza contrattuale.
Sia che il club decida di rinnovare il contratto all'attuale numero 99, sia che invece decida di venderlo, il Milan sarà quindi costretto a trattare da una posizione di evidente svantaggio.
Di sicuro la situazione del portiere rossonero ha origini antiche: nel 2015 infatti nessuno nel Milan si aspettava che Mihajolovic avrebbe potuto lanciare Donnarumma titolare, essendoci un portiere di grande esperienza come Lopez.
Dall'estate successiva, il Milan si è poi trovato in una situazione di stasi, nata dalla cessione del club dalla Fininvest alla cordata cinese capitanata da Mister Li e il procuratore del giocatore ha preferito attendere gli eventi.
Ne è nato un rinnovo sofferto e particolarmente discusso nell'estate 2017, con Donnarumma che è diventato uno dei primi 3 giocatori della Serie A per ingaggio netto percepito, dall'alto dei suoi 6 milioni di euro.
Gli emolumenti di Donnarumma in questi tre anni sono sempre stati oggetto di criticità, rappresentando un vero e proprio elemento singolare per un club come il Milan che da tantissimi anni non disputa la Champions League.
Forse quel rinnovo è stato sbagliato concettualmente, visto l'impegno finanziario che ne è conseguito ed in successivi risultati ottenuti sul campo; o forse quel rinnovo ha blindato un patrimonio societario.
Le opinioni sul tema sono vaste ma la vera domanda che è necessario porsi oggi è la seguente: il Milan, nell'estate 2020, è disponibile a replicare lo stesso impegno a bilancio che fece nel 2017 per Donnarumma?
Ad oggi tutto questo sembra molto difficile per tante ragioni. Il Milan, rispetto ad allora, è stato sanzionato dalla UEFA per aver violato ripetutamente la normativa sul FPF. Inoltre deve rientrare da un passivo di bilancio record.
Certamente esistono anche le ragioni tecniche legate alla tutela di un patrimonio della società ma è difficile oggi pensare di tenere in organico, senza partecipare alla CL, un giocatore che da solo pesa un decimo del montesalari.
Il Milan probabilmente sceglierà la strada della cessione, magari accordandosi con Raiola che, invece, vorrebbe far arrivare il portiere a scadenza contrattuale per strappare una ricca commissione nel 2021.
I giochi sono già iniziati, ma devono coincidere gli interessi. Al Milan serve una plusvalenza importante per poter operare sul mercato; al ragazzo serve una squadra di livello che offra un ingaggio in linea con l'attuale.
L'estate che ci aspetta sarà stranissima per motivi molto più seri di un pallone che rotola, ma c'è da giurare che per il Milan sarà molto calda sul fronte portiere. Sia in entrata, sia in uscita.
Difficile immaginare un rinnovo. Più facile una cessione che però non è scontata in questo momento storico. Di certo, arrivare a fine stagione 2020-21 con Donnarumma in scadenza, sarebbe solo uno svantaggio per il Milan.






