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Futuro in panchina appeso a pochi mesi

 

Tra coppe, mercato e nazionale si decide tutto a fine stagione

 

Non so perché, ma in questi giorni mi sembra che ogni partita valga doppio. È come se il futuro si fosse messo lì, seduto in tribuna, a guardare cosa succede. E io lo sento proprio addosso: se chiudiamo la stagione tra le prime quattro, cambia tutto. Non solo per la Champions League, che già da sola ti fa tremare le mani, ma anche per tutto quello che può succedere dopo.

 

Ho letto sulla Gazzetta dello Sport che il contratto dell’allenatore dura fino al 2027, però c’è una cosa che mi ha colpito un sacco: se arriviamo nelle prime quattro, scatta automaticamente un altro anno, fino al 2028. È come un livello bonus nei videogiochi, ma nella vita vera. E questo traguardo, che sembra solo “normale”, in realtà pesa tantissimo su quello che succederà in panchina.

 

C’è anche un’altra cosa che mi gira in testa: la nazionale. L’allenatore è molto attirato da quella panchina, e non è un segreto. Però per restare qui vuole avere più libertà quando si parla di mercato. Non per comandare tutto, ma per poter dire la sua sui giocatori che servono davvero.

 

E sinceramente lo capisco, perché la rosa adesso è corta. Cortissima. Quando penso alle partite europee mi viene un po’ d’ansia, perché servono più alternative, più energie, più gente pronta a entrare e fare la differenza. L’allenatore vuole essere sicuro che in estate potrà indicare i nomi che ritiene giusti, così da costruire una squadra più completa.

 

Il sogno più grande, quello che fa brillare gli occhi, è Leon Goretzka a parametro zero. Sarebbe un colpo enorme, perché non paghi il cartellino e ti porti a casa un giocatore fortissimo. E poi c’è l’attacco: lì serve qualcuno che segna con continuità. Basta esperimenti, basta adattamenti strani. Adesso servono certezze vere.

 

Intanto, mentre noi pensiamo al nostro futuro, anche la nazionale sta cercando un nuovo commissario tecnico. Oltre al nostro allenatore, viene nominato spesso anche Antonio Conte, che oggi guida il Napoli e che ha già allenato l’Italia agli Europei del 2016.

 

Su di lui ha parlato direttamente Aurelio De Laurentiis in una intervista a The Athletic, e le sue parole sono state molto chiare. Ha detto: «Conte è un uomo serio. Ha un contratto con il Napoli, non mi abbandonerebbe mai all’ultimo minuto. Se si sacrifica dopo due anni di creazione di un Napoli molto forte sarebbe strano, questa squadra è anche una sua creatura. Oppure decide immediatamente di andare in nazionale e me lo dice. Allora avrei tempo durante aprile e maggio per trovare un nuovo allenatore. Altrimenti, non credo che Conte abbandonerà mai il Napoli. Ad oggi, non c’è un capo della federazione. Quindi nessuno può proporre il ruolo di ct. Prima serve risolvere il problema della federazione. Altrimenti, aspetteremo le nuove elezioni federali, a metà giugno».

 

E infatti c’è anche la questione della FIGC. Uno dei nomi più forti per diventare presidente è Giovanni Malagò, ma finché non viene scelto il nuovo capo non può partire nessuna proposta ufficiale per il ruolo di ct. Le elezioni saranno a metà giugno, quindi fino ad allora tutto resta sospeso.

 

Per questo, oggi, il nostro allenatore rimane uno dei candidati principali per la nazionale. E se la società vuole davvero continuare con lui, dovrà prepararsi a un’estate piena di scelte importanti. Però prima c’è una cosa che vale più di tutto: finire bene la stagione e tornare in Champions League. Da lì parte ogni decisione, ogni progetto, ogni futuro possibile.

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