allegri

 

Ho capito dove ho sbagliato

 

A volte serve fermarsi e guardare le cose con lucidità

 

Quando è finita Milan‑Udinese ero talmente agitato che non riuscivo nemmeno a mettere insieme un pensiero sensato. Ogni volta che commento a caldo mi faccio prendere troppo dal cuore, e così ho deciso di rivedere la partita con calma. È stato utile, perché mi ha fatto capire cose che ieri non vedevo proprio.

 

E la prima cosa che devo dire è che mi sono sbagliato. Lo ammetto senza problemi.

 

Per tutta la settimana ero convinto che servisse più coraggio davanti. Pensavo che fosse arrivato il momento di lasciare da parte il 3‑5‑2 e provare un sistema più offensivo, tipo un 4‑3‑3 o anche un 4‑4‑2. Non ero l’unico a pensarla così: tanti tifosi e anche diversi commentatori la vedevano allo stesso modo.

 

Probabilmente anche Massimiliano Allegri, dopo la brutta gara di Napoli, ha voluto tentare una strada più offensiva. In stagione il 4‑3‑3 lo avevamo già usato, anche se solo a partita in corso.

 

Ma contro l’Udinese è stato un disastro. Già dai primi minuti si vedeva che non riuscivamo a gestire le ripartenze. Ogni palla persa sembrava un pericolo enorme. Le distanze tra i reparti erano gigantesche. Sembrava di rivedere il Milan dell’anno scorso, non quello che Allegri aveva costruito in questi mesi.

 

Riguardando tutto con calma, ho capito che la mia idea era sbagliata. In buonafede, con tutta la passione del mondo, ma comunque sbagliata.

 

Questa squadra non può rinunciare alla difesa a tre. È stata costruita così dall’inizio, soprattutto per le caratteristiche dei difensori. Pavlovic e De Winter stanno crescendo, ma non hanno ancora le letture giuste quando devono difendere a campo aperto.

 

Abbiamo pensato che bastasse mettere più giocatori offensivi per risolvere i problemi, ma abbiamo dimenticato una cosa fondamentale: nel calcio moderno non puoi improvvisare niente.

 

E quindi sì, bisogna fare ammenda. Gli errori servono per migliorare.

 

Non ha senso mettersi a fare processi o litigare sul modulo. La cosa più importante adesso è ripartire. Nel calcio non esiste una verità assoluta, e non si può ragionare solo sul gusto personale. Per noi conta una cosa sola: il bene del Milan.

 

Abbiamo sei partite per tornare in Champions League. Non è più il momento di discutere. È il momento di essere concreti.

 

A questa squadra non possiamo chiedere bellezza, perché non può darla. Quello che possiamo chiedere è altro: forza mentale, praticità, unità.

 

È questo che dobbiamo ritrovare. È questo il nostro vero obiettivo.

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