allegri

 

Un crollo che nessuno si aspettava

 

Quando ti ritrovi a guardare indietro invece che avanti

 

Fino a pochi giorni fa pensavo che la nostra stagione fosse ancora lì, a portata di mano. Bastava poco per restare attaccati al sogno più grande. Invece, nel giro di una settimana, tutto si è ribaltato. Da poter scendere a sei punti dalla vetta, ci siamo ritrovati con appena tre punti di vantaggio sulla quinta. Una cosa che, sinceramente, non avrei mai immaginato così in fretta.

 

In questi giorni ho sentito parlare di moduli, di numeri, di schemi, di gol che non arrivano. Ma alla fine, l’unico che secondo me ha centrato davvero il problema è stato Adrien Rabiot. Lui ha detto una cosa che ho sentito forte anch’io: questa squadra ha perso completamente la sua compattezza. Non c’è più quella sensazione di gruppo, né fisicamente né mentalmente. Sembra che la benzina sia finita in ogni senso.

 

E quando ti manca tutto questo, dare nuove idee, nuovi stimoli, nuove soluzioni diventa quasi impossibile. Se poi ci aggiungi il peso delle sconfitte contro Lazio e Napoli, capisci perché la situazione è diventata così pesante.

 

Adesso so già cosa succederà: nelle prossime ore leggerò ovunque “Allegri out”, “Leao vattene”, e mille discussioni sul modulo. Quel famoso 4-3-3 che per mesi ci è stato ripetuto come se fosse la soluzione a tutto. Ma la verità è che, come dice sempre Massimiliano Allegri, il calcio non è una questione di moduli.

 

Il problema non è mai stato il 3-5-2. Il problema è che questa squadra ha limiti evidenti: caratteriali, emotivi, tecnici, tattici.

 

Quando smetti di essere un blocco unico, quando non hai più il gusto di lottare insieme, ti restano solo gli episodi. E se anche quelli iniziano a girarti male, allora diventa tutto più difficile.

 

La verità è che Allegri ha messo in luce i limiti del Milan, e il Milan ha messo in luce i limiti di Allegri. Perché è vero che ieri in campo sembrava di vedere un gruppo senza idee, senza sicurezza, senza un filo logico. Ma è anche vero che un allenatore esperto non può mandare in campo una squadra così confusa.

 

In questo momento la confusione è totale. E quando è così, l’unica cosa da fare è stringersi, fare scelte forti e pensare solo all’obiettivo.

 

La crisi non è nata ieri. A Cremona si erano già visti segnali preoccupanti, e dopo il derby tutto è peggiorato. La difesa non ha più il senso del pericolo, come Allegri aveva detto già alla prima giornata. Pavlovic è costretto a fare interventi disperati perché la squadra non difende più insieme.

 

E poi c’è la parte mentale. Basta un errore per far crollare tutto.

 

Paradossalmente, la partita migliore delle ultime quattro è stata quella persa contro il Napoli. Lì almeno c’era equilibrio, c’era una logica. Contro Torino, Roma e Udinese invece si è vista una squadra che non riesce più a reggere la pressione.

 

E poi ci sono i singoli. E qui, purtroppo, bisogna dirlo: Rafael Leao sembra aver chiuso la sua storia con il Milan. Non è cattiveria, è quello che si è percepito ieri. L’applauso all’arbitro in un momento tranquillo, il tentativo di agganciare un pallone in modo strano, la mancanza di forza, di fiducia, di esplosività.

 

Quando è tornato a sinistra nel secondo tempo, sembrava un giocatore lontanissimo da quello che conoscevamo.

 

E non è solo una questione tecnica. È proprio una questione di sensazioni.

 

I fischi non sono odio. Sono delusione. Sono aspettative tradite. Sono la consapevolezza che una storia d’amore sta finendo.

 

Poi c’è Saelemaekers, che da settimane sembra sempre più nervoso e fuori forma. E c’è Rabiot, che non riesce più a rendere come prima. E ci sono tanti altri che non sembrano più sicuri di sé.

 

Alla fine tutto si riduce a due parole: coesione e fiducia.

 

Senza queste due cose non vai da nessuna parte.

 

Allegri lo ha detto tante volte: “Ci vuole molto per costruire, pochissimo per distruggere.” E nell’ultimo mese lo abbiamo visto chiaramente.

 

Ma non è finita. Ci sono ancora 18 punti in palio, sei partite, due scontri diretti. Tre punti da difendere, aspettando il Como.

 

La strada non è lunga. Ma la si può percorrere solo tornando a essere uniti.

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