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Da un mese di festa a un mare di dubbi

 

Piccolo crollo dopo grandi speranze

 

Quando ripenso a quello che è successo nell’ultimo mese, faccio fatica a credere che sia davvero passato così poco tempo. Mi sembra ieri quando, l’8 marzo, esultavo davanti alla tv per un’altra vittoria nel derby. Era finita 1-0, proprio come all’andata, e io ero convinto che la stagione stesse andando nella direzione giusta. Eravamo vicini alla vetta e avevamo un bel margine sulla zona pericolosa.

 

 

Poi, però, tutto si è ribaltato in fretta. Nel giro di una trentina di giorni, quello che sembrava un percorso solido si è trasformato in una strada piena di buche. Il sogno più grande è diventato lontanissimo e anche l’obiettivo più importante della stagione non è più così sicuro.

 

Il momento in cui ho capito che qualcosa si era rotto è arrivato dopo la partita contro l’Udinese. Vedere quella gara a San Siro è stato difficile: tre gol subiti, nessuno segnato, e la sensazione che la squadra non riuscisse a trovare un filo logico.

 

Il giorno dopo ho letto l’analisi di Tuttosport, e lì ho trovato spiegato quello che avevo percepito anch’io. Il cambio di modulo arrivato dopo tantissime giornate non ha portato i risultati che ci si aspettava. Si è passati dal 3-5-2 al 4-3-3, una scelta che sembrava poter dare nuova energia, ma che invece ha creato problemi in ogni zona del campo.

 

Io, guardando le partite, ho visto una squadra che faticava a muoversi insieme. La linea difensiva a quattro sembrava sempre in difficoltà, come se non avesse punti di riferimento chiari. Modric doveva coprire molto più campo del solito e si vedeva che non era semplice per lui. Anche davanti, i tre attaccanti non riuscivano a collegarsi con il resto del gruppo, come se fossero scollegati dal gioco.

 

Questa sensazione non l’ho avuta solo io. Anche Allegri, Ricci e Rabiot, nelle interviste dopo la partita, hanno ammesso che la squadra non era lucida e che il nuovo sistema non era ancora nelle corde del gruppo. Sentirlo dire da loro mi ha fatto capire che il problema non era solo una brutta serata, ma qualcosa di più profondo.

 

Guardando le ultime settimane, i numeri parlano chiaro. In questo mese sono arrivate tre sconfitte su cinque totali in campionato, tutte concentrate nelle ultime quattro gare. Se si guardano le ultime sette partite, le sconfitte diventano quattro, e in tutte queste non è arrivato nemmeno un gol.

 

E pensare che fino alla partita contro il Parma avevamo perso solo una volta. E che l’unica gara senza gol segnati, prima di questo periodo, era stata quella contro la Juventus all’andata, finita 0-0. Il cambiamento è stato davvero brusco.

 

La classifica adesso è molto più complicata. La Juventus è salita fino a tre punti di distanza e si trova al quarto posto. Il Como, se dovesse vincere, potrebbe superarla e avvicinarsi tantissimo.

 

Tra due giornate ci sarà lo scontro diretto a San Siro, una partita che sembra quasi una finale per restare nella zona che conta. Ma già dalla prossima gara contro l’Hellas Verona servirà una reazione forte.

 

Per me, la cosa più importante in questo momento non è solo correre di più, ma ritrovare la testa. Allegri dovrà rimettere ordine nelle idee dei giocatori, perché questo periodo negativo è arrivato all’improvviso e ha rimesso tutto in discussione.

 

Se dovesse sfumare il posto in Champions, sarebbe un problema enorme per il presente e per il futuro. E proprio per questo ogni partita da qui alla fine diventa fondamentale.

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