milan

 

Diavolo bipolare

 

Una strana annata fatta di partite perfette alternate a cali psicologici inspiegabili

 

Il roboante 0-4 di Napoli è stato un toccasana per la classifica, il morale e i tifosi. Ci voleva una gara da grande Milan per restituire un po' di entusiasmo dopo un mese di marzo, Champions a parte, piuttosto deludente. E per farlo una cornice come quella del Maradona e un avversario di valore come il Napoli non potevano che essere l'occasione migliore. Il match di domenica, però, può essere ulteriormente analizzato in due modi diversi.

 

Da un lato c'è chi lo cataloga come punto di svolta stagionale: ritorno al 4-2-3-1, bagliori di vecchio Milan, singoli tornati a brillare. Insomma, un segnale luminoso verso i decisivi e ultimi due mesi di stagione.

 

C'è però anche chi sceglie una visione più profonda. Grande partita e grande risultato, certo, a domicilio della prima della classe, dominata in lungo e in largo all'andata, salvo non riuscire a fare punti, e al ritorno. Ma allora, perché tutto questo divario in classifica? E perché questo Milan, che delle qualità e dei mezzi importanti ha dimostrato sicuramente di avere, non è là in alto a lottare per difendere il Tricolore? Questo ed altri rimpianti sono leciti nel cuore e nella mente dei tifosi rossoneri.

 

Per onestà intellettuale va detto che un cammino come quello dei partenopei sarebbe stato ad ogni modo quasi impossibile da contrastare. Diciamo, però, che questo Napoli non ha trovato grandi avversari sulla sua strada: una Juve che è sbocciata solo negli ultimi mesi, un'Inter sempre troppo altalenante, le romane ancora indietro a livello di organico e un Milan che a livello mentale è stato una sorta di mistero. Già, perché il Milan, tra tutte, doveva essere la squadra più indicata per fare da anti-Napoli, sia per lo Scudetto sul petto, sia per i valori e per la maturità raggiunta sotto la guida di Pioli. Certo, di attenuanti (o aggravanti, fate voi) ce ne sarebbero: errori sul mercato, infortuni, Mondiale in medias res. Ma ciò non toglie che la difesa del Tricolore conquistato si è fermata troppo presto: lo scontro diretto di settembre, dopo un inizio di stagione più che positivo, ha fatto da precoce spartiacque. Da lì in avanti il Napoli non ha più sbagliato un colpo mentre il Milan si è un po' sciolto, sia a livello tecnico-tattico sia specialmente a livello mentale. Troppe le prestazioni inconsistenti, troppi i punti gettati al vento, forse figli di una mancanza di motivazioni - inaccettabile a questi livelli - dovuta alla sazietà nata dalla vittoria recente di un trofeo. Le gare di Cremona, Lecce, Udine, il blackout di gennaio post Roma e le tante prestazioni traballanti risolte in extremis sono solo alcuni dei punti bassi toccati dal Milan 22-23.

 

E la rabbia più grande è il rovescio della medaglia: nelle gare più importanti il Milan mentalmente non è mai mancato. Champions, derby, big match: quasi tutte partite giocate al massimo e in cui il Diavolo è spesso riuscito a fare bottino pieno. La differenza tra Milan e Napoli è stata proprio quella: l'umiltà e lo stimolo giusto nell'affrontare ognuna delle partite. Perché in presenza di questi due ingredienti i rossoneri hanno dimostrato che non ce n'è per nessuno. E domenica sera i ruoli si sono invertiti: Milan operaio e sul pezzo, Napoli supponente e altezzoso: il risultato è stato una logica conseguenza. Perché nel calcio, più di tutto, è la testa a fare la differenza. E allora, Milan, metticela tutta: da qui in avanti servirà affrontarle tutte come fossero una finale, come fossero quelle notti di Champions a cui i colori rossoneri sono abituati. Così da poter continuare a giocarle sempre...

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